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martedì 14 gennaio 2020

Diventare Genitori: la sfida possibile


Oggi ho deciso di parlarvi di me e della fase del ciclo di vita che sto affrontando: il diventare genitore
Ebbene sì, tra poche settimane, arriverà la mia bambina e ho deciso di riservare un po' di spazio nel mio blog, a questa nuova esperienza. 
Lavoro con i genitori da diversi anni e faccio consulenze psicologiche a chi ha difficoltà nell'affrontare questo duro compito. Ora tocca a me vivere questa esperienza in prima persona e sono certa che mi aiuterà ad avere nuove prospettive e migliorare anche le mie capacità come professionista. 

Vorrei partire dall'inizio. Studiando di genitorialità ho sempre letto che si diventa genitori ancora prima della nascita di un figlio, ma esiste una "gestazione psichica" che avviene nella mente dei futuri genitori già da quando si inizia la ricerca di una gravidanza. 
Desiderare un figlio è sicuramente un passo importante per la coppia, è una decisione che cambierà inevitabilmente gli equilibri e che richiede pazienza e consapevolezza. 

Penso a tutti quei casi in cui si ricerca una gravidanza che tarda ad arrivare...non è semplice affrontare tutti i moti psicologici che si presentano nella coppia. Le paure, le ansie, le delusioni, la frustrazione continua che di mese in mese consumano l'anima di chi purtroppo aspetta. Non voglio soffermarmi troppo su questo aspetto, ma mi riprometto che gli dedicherò un articolo tutto suo, per dare supporto a chi ne ha bisogno! 

Quindi la gestazione inizia ancor prima di scoprire la gravidanza. Nella mente si affollano mille paure, mille fantasie, che devono essere tenute in considerazione e talvolta mettere un freno alle aspettative per lasciare spazio alla sorpresa e alla scoperta di ciò che succederà nei nove mesi di gravidanza. 

La gravidanza in sé è un periodo molto particolare, la famosa dolce attesa, non sempre si rivela così utopica, ma può riservare anche tanta fatica. 
La scoperta della gravidanza rappresenta un momento di gioia per la coppia e per la famiglia, ma è accompagnata anche da tanti cambiamenti psicologici e fisici che coinvolgono tutti. 

La donna è al centro delle attenzioni, il suo corpo che cambia per accogliere la nuova vita, gli ormoni che possono essere fonte di continui sbalzi d'umore, piccoli problemi fisici e sintomi strani si affacciano, ma è sempre importante ricordarsi della magia del momento. 
Un aspetto a cui tengo molto è quello della condivisione: affinché una gravidanza sia un percorso sereno è necessario che sia condiviso con il partner, che si senta partecipe di ciò che accade, anche se non è coinvolto il suo corpo, lo dev'essere la sua mente! 

I futuri papà ( o partner in generale) devono essere coinvolti in ogni fase della gravidanza, anche se per loro la genitorialità ha inizio un pochino più tardi con la presenza vera e propria del neonato dopo la nascita. 
Tutto questo è facilitato laddove la coppia risulta solida e felice, dove il desiderio della genitorialità è condiviso da entrambi e sostenuto anche dalle famiglie. 

Non è semplice, è un percorso meraviglioso ma anche ricco di emozioni contrastanti che vanno accolte e comprese. Il diventare genitori ai nostri giorni spaventa, ci vuole coraggio perché siamo sommersi da richieste continue e difficoltà quotidiane...ma credo che un atteggiamento positivo sia il modo migliore per accogliere questa nuova stupenda esperienza! 

Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa, Psicoterapeuta sistemico relazione e familiare
Ricevo a Chieti Scalo, in Viale B. Croce 557 

lunedì 16 dicembre 2019

L'educazione emozionale per ritrovare il proprio benessere


Spesso si parla di "Gestione delle emozioni" e questa definizione l'ho trovata sempre trovata inadeguata. Le emozioni sono un bagaglio biologico che ci portiamo dietro attraverso l'evoluzione della specie, e dunque è qualcosa di estremamente utile per ogni essere umano. 
Le emozioni ci guidano, ci forniscono dei segnali e ci aiutano ad affrontare le situazioni quotidiane o quelle più complesse. 

Per questo ho trovato questa terminologia "Gestione delle emozioni" fortemente limitante rispetto a quello che rappresentano per noi le emozioni. 

giovedì 31 ottobre 2019

Festa di Halloween: maschere per esorcizzare le paure


Halloween è una festività che incuriosisce molto, adulti e bambini. Maschere spaventose, dolcetti, zucche intagliate e lanterne la fanno da padrone nel giorno più "spaventoso" dell'anno. 
Qualche anno fa, questa festività, non era molto sentita in Italia, ma ultimamente sta prendendo piede, tra vetrine allestite a tema, feste per bambini ed adulti, ormai sta entrando prepotentemente nella tradizione. 

venerdì 19 luglio 2019

Adolescenza e depressione: aumento del rischio a causa della tv e dei social network


Secondo uno studio condotto presso l'Università di Montreal, c'è un aumento del rischio di depressione in adolescenza a causa dell'uso di social network e televisione. Il possibile problema però non risiede nella quantità di ore che un adolescente passa davanti agli schermi, ma dal confronto con ciò che loro vedono

lunedì 3 giugno 2019

Malattie neurodegenerative e Psicologia: un incontro necessario per migliorare il benessere delle famiglie


L'aspettativa di vita si è allungata di molti anni, e questo è un aspetto positivo, senza dubbio. Il problema è che con l'invecchiamento aumentano anche le percentuali di malattie neurodegenerative
Lo afferma un documento predisposto dagli scienziati dei maggiori paesi dei mondo: USA, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Gran Bretagna. Attualmente nel mondo i malati di Alzheimer sono 47 milioni, ma aumenteranno a 135 milioni nel 2050.

lunedì 27 maggio 2019

Il Salotto Psicologico: educazione e regole per una genitorialità consapevole


Nel secondo incontro del Salotto Psicologico, che c'è stato Mercoledì 22 Maggio, è stata mia ospite la Dott.ssa Francesca Romana D'Angelo, psicologa e psicoterapeuta. 
Durante questo incontro abbiamo deciso di parlare di genitorialità, cerando di concentrarci sul concetto di educazione e regole

Partendo dal difficile ruolo che ogni genitore oggi è chiamato ad espletare, abbiamo delineato quelle che possono essere le linee guida generali in tema di educazione. Il mestiere del genitore è davvero molto complesso, e dunque è importante partire sempre dalle risorse: come psicologhe ci poniamo in ascolto delle difficoltà dei genitori, cercando di individuare quelle che sono le risorse fondamentali che ogni genitore possiede. Anche nelle situazioni più difficili infatti, è di grande aiuto mettere in risalto le potenzialità, le capacità che fungono da elemento centrale di un percorso di supporto genitoriale. 

Ricollegandoci a questo aspetto, la dott.ssa D'Angelo ci ha introdotto il tema della fiducia come punto di partenza importantissimo. La fiducia nelle proprie risorse e la fiducia nel mondo, come elementi cardine di un progetto educativo efficace. 
Ad ogni bambino diviene necessario trasmettere una sensazione di fiducia rispetto a sé stesso, al mondo e alle proprie capacità di fronteggiare qualsiasi difficoltà che potrebbe incontrare. 

Le regole rappresentano l'apice di quello che dovrebbe essere il progetto educativo dei genitori; le regole infondono ai bambini una sensazione di sicurezza, di solidità. E' qualcosa che i genitori devono necessariamente far rientrare nel loro ruolo. Non bisogna infatti aver paura del rifiuto o dello scontro con i figli, le regole esistono per trasmettere il concetto di limite, di confine. 
Non esistono regole migliori di altre, ma è importante che rispondano a determinate caratteristiche:


  • Flessibilità: le regole devono essere flessibili, in base all'età del figlio, ed in base alle circostanze. 
  • Chiarezza: le regole devono essere chiare ed esplicitate, affinché il bambino le comprenda.
  • Coerenza e condivisione: i genitori devono essere coesi nella gestione del progetto educativo ed insieme devono poter condividere le regole.
Presto ci sarà il terzo incontro del Salotto Psicologico, con un altro ospite! 

Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa Chieti Psicoterapeuta Chieti

mercoledì 6 marzo 2019

L'incomunicabilità dell'essere: l'adolescente e la sua famiglia


Gli adolescenti sono esseri complicati.
La fase dell'adolescenza è un groviglio faticoso per tutta la famiglia: cambiamenti improvvisi, modalità comunicative nuove, richieste e conflitti, pretese e porte chiuse. La vita familiare diventa difficile e il giovane adolescente sente dentro di sé dei profondi cambiamenti che non sa come gestire. E vi assicuro, che anche da psicologa, non è semplice accogliere un adolescente in difficoltà e la sua famiglia.
In questo articolo provo a portarti con me nel mondo dell'adolescenza.

venerdì 7 settembre 2018

L'inserimento a scuola tra relazione e sentimenti

Il mese di Settembre coincide con l'inizio della scuola e molti genitori e bambini sono impegnati nel processo di inserimento nella scuola dell'infanzia. 
L'inserimento rappresenta un passo davvero importante per i bambini, che li accompagna verso l'autonomia e la socializzazione, ma è un momento delicato anche per i genitori che devono affidare i loro bimbi. 

In questo articolo non ti spiegherò quali sono i passi da fare per un corretto inserimento di tuo figlio o tua figlia a scuola. Ce ne sono tanti di articoli sul tema. 
Voglio invece parlarti della vostra relazione, di te, dei vostri sentimenti e di quanto sarà bella e difficile al tempo stesso questa fase della vostra vita.

sabato 30 giugno 2018

La Terapia Individuale Sistemica con gli adolescenti


La terapia Individuale Sistemica si è rivelata molto efficace nel trattamento dei disagi tipici dell'adolescenza. 

L’adolescenza dal punto di vista Sistemico

lunedì 4 giugno 2018

La tua autostima dipende da te e dal contesto in cui sei cresciuto


Molti cercano la ricetta magica per aumentare e migliorare l'autostima. C'è solo un segreto...credere profondamente che "vai bene esattamente così come sei". 
L'autostima dipende solo da te e in parte dal contesto in cui sei cresciuto, da cui hai imparato a valorizzarti o sottovalutarti. 

giovedì 16 novembre 2017

Formazione psicologia per chi lavora in un negozio


Vi racconta cosa mi è successo ieri.
Entro in una gioielleria, saluto educatamente senza però ricevere risposta dalle due commesse presenti. Il negozio è vuoto. Faccio tutto il giro, guardo diversi oggetti interessanti, nel mentre le commesse continuano a parlare fra loro di cose personali. 
Non mi sento calcolata. Né un saluto, né un sorriso, nessuna richiesta. E nessuna vendita. 
Alla fine del mio giro avevo perso totalmente la voglia di acquistare in quel negozio. 
Perché ve lo racconto?

Perché mi sono sentita completamente ignorata, non considerata. Eppure avevo realmente bisogno di acquistare un oggetto. Non  sono entrata per caso, ma sono uscita senza nulla. 

Questo mi ha fatto molto riflettere, soprattutto ho riflettuto su quanto queste commesse avessero in quel momento perso. 
Hanno perso una cliente realmente interessata. Hanno fatto la figura delle maleducate. Hanno fatto perdere qualcosa all'azienda per cui lavorano. E addirittura hanno fatto perdere a me la voglia di fare un acquisto. 

Sarà capitato a tutti di fare un'esperienza simile alla mia, ma perché la racconto sul mio blog che parla di psicologia?

Per dimostrare che la psicologia serve davvero nella vita quotidiana. Lo psicologo non cura i malati di mente (non solo almeno), questa è la parte più piccola del mio lavoro. 
Lo psicologo può realmente aiutare le persone a stare meglio ed essere più produttivi. 

Come?
Vedete, io non mi sono per niente infastidita in quel negozio. Avevo semplicemente perso la voglia di acquistare. E questo mi ha fatto pensare. 

Quando compro qualcosa mi si prospettano 2 scenari:
1. Ho davvero bisogno di qualcosa e vado a comprarlo (se è finito il pane, cerco di sbrigarmi dando poca attenzione alla mia esperienza di acquisto, ma se la cassiera è un po' acida, mi rimarrà in mente e cercherò di evitare quel negozio specifico!)
2. Non ho un reale e immediato bisogno, ma qualcosa mi spinge a comprare, anche cose inutili o poco importanti in quel momento. 

Ieri mi trovavo esattamente in mezzo a questi due scenari. Avevo bisogno, ma non un bisogno immediato, e quindi ho potuto scegliere di andarmene senza comprare. 

Quello che mi è rimasto nella mente però è l'essere stata ignorata, e dunque so, quasi al 100 % che in quella gioielleria non ci andrò mai più. 
Peccato però per quell'azienda aver perso una possibile cliente per una scarsa conoscenza di alcuni elementi base di vendita e di psicologia. 

Mi direte, ma che c'entra la psicologia? Sono state solo maleducate! 
Si e no. Erano anche impreparate. 

Nel momento in cui si lavora a contatto con il pubblico la prima cosa da fare è utilizzare una comunicazione verbale e non verbale adeguata. 
Un sorriso, un saluto. Una predisposizione ad avvicinarsi fisicamente al cliente. 
Inoltre sul posto di lavoro occorre mantenere un atteggiamento adeguato: nel momento del mio ingresso in negozio avrebbero potuto terminare i loro discorsi personali e dedicarsi a me. Che poi è la stessa cosa che faccio io nel momento in cui sono in stanza con un paziente e non mi metto a giocare al cellulare! 

Ora vi faccio una domanda...Che cosa vi spinge a comprare più volte in un negozio?

Provo a pensare a delle risposte:
  • L'oggetto che ho acquistato è di buona qualità
  • C'è un buon rapporto qualità prezzo
  • Trovo qualcosa che è di mio gusto
  • Mi piace e basta, senza capirne la ragione. 
Su 3 punti su 4 io come psicologa non posso dare spiegazioni (qualità del prodotto, prezzo, gusto personale) ma sull'ultimo forse si. 

Quante volte hai smesso di andare in un negozio per l'atteggiamento dei commessi? Troppo aggressivi? Non accoglienti? 
Come vedete, l'atteggiamento di chi ci vende qualcosa può fare la differenza, perché a volte quella che conta è l'esperienza di vendita. 

Molti elementi psicologici possono entrare nell'esperienza di vendita e fare in modo che il cliente diventi fidelizzato. Fidelizzare il cliente significa proprio creare un rapporto di fiducia tale che il cliente possa tornare volentieri per acquistare in quel negozio. 

Gli elementi che creano una relazione di fiducia possono essere molti:
  • Un atteggiamento positivo
  • Un'accoglienza adeguata
  • L'aiuto
  • Disponibilità
  • Ascolto
  • Pazienza
Sembrano elementi banali? Ma vi assicuro che non lo sono. 
Facciamo un esempio concreto. Entro in un negozio cercando un articolo specifico, che magari è terminato. Se incontro una commessa sorridente, che mi saluta, che ascolta il mio bisogno, che si interessa a me cercando in magazzino per vedere se é rimasto quell'articolo che cerco. Alla fine anche se non c'è, nella mia mente si sarà creata una rappresentazione mentale di quell'esperienza. Vedere la commessa che mi ascolta e cerca di accontentarmi, creerà nella mia mente un ricordo piacevole, che mi farà catalogare nella mente 
                                     "Quel negozio = Esperienza positiva"


E con grandissima probabilità, in quel negozio ci tornerò, fiduciosa di ripetere la stessa esperienza piacevole. 

Ma se al contrario, entro nel negozio, la commessa non risponde al mio saluto, poi mi avvicino e lei di sfuggita mi liquida in modo sgarbato, che tipo di esperienza si andrà a depositare nella mia mente?  "Quel negozio = Esperienza negativa"

Come vedete bastano delle piccole accortezze per ottenere risultati maggiori anche sul lavoro se si utilizzano delle semplici riflessioni psicologiche. Ma purtroppo quante persone lavorano a contatto con il pubblico ma non hanno alcuna formazione psicologica all'approccio al cliente? 
Perché va sottolineato e ripetuto che la psicologia può realmente migliorare la vita delle persone, di tutti. Perché anche quelle commesse, se avessero avuto un'impostazione migliore e delle competenze psicologiche, sarebbero più contente del lavoro e dei loro risultati professionali. 


Dott.ssa Roberta Schiazza
www.robertaschiazza.weebly.com


sabato 17 giugno 2017

Sindrome da Alienazione Parentale


Si sente sempre più spesso parlare di PAS, la Sindrome di Alienazione Parentale (o genitoriale) nei casi di affidamento di minori, quando tra i genitori c'è un'elevata conflittualità. Vediamo di cosa si tratta e quali sono gli elementi principali di questa sindrome. 

martedì 17 gennaio 2017

Come gestire i capricci dei bambini


Immagina la scena: al supermercato c'è una madre con suo figlio. Il bambino è piccolo, avrà 4-5 anni. Ad un certo punto il bimbo chiede alla madre delle caramelle. La madre gli dice "Oggi no, magari la prossima volta". Il bambino risponde: "Le voglio adesso!" 
La madre, con tutta la pazienza del mondo ribadisce il suo no, spiegando al bambino varie cose. Ma il piccolo la ignora e inizia a urlare, gridare, tirare calci, morsi, e si butta per terra. Quella povera mamma, vistosamente a disagio con il viso rosso di rabbia e vergogna, prende le caramelle e le butta nel carrello, mentre con un braccio solleva il piccolo tiranno da terra. 
Vi sembra familiare? 
Quella povera mamma potresti essere tu?
Questa scena la vediamo tutti nei negozi e supermercati, quando un bambino fa i capricci ed esplode in un raptus di ira furibonda. 

Vediamo però cosa si può fare per gestire al meglio e in modo efficace questi capricci dei bambini.

sabato 16 luglio 2016

Come migliorare un rapporto

I rapporti umani sono complicati, proprio perché è difficile capire l'altro e riuscire a mettersi d'accordo sui bisogni reciproci. Delle volte però sembra che una relazione sia davvero in difficoltà e non si riesce a smuovere le cose. Ci sono dei modi per migliorare un rapporto difficile?

domenica 8 maggio 2016

Tecniche di rilassamento e aspetti relazionali

 
Le tecniche di Rilassamento sono delle pratiche che vengono utilizzate per la gestione dello stress e dell'ansia, applicate la maggior parte delle volte all'interno di percorsi di psicoterapia per aiutare la persona che soffre di disturbi d'ansia a gestire i propri sintomi e il malessere, ritrovando uno stato di calma.
Sono stati sottolineati da molti anni i benefici individuali dell'uso delle tecniche di rilassamento e oggi vorrei provare ad allargare l'osservazione anche agli aspetti relazionali.

lunedì 25 aprile 2016

All'origine dell'Ansia: relazioni, famiglia e ansia secondo un approccio relazionale

All'origine dell'Ansia: le relazioni che fanno male

Quando si parla di ansia si cerca di trovarne una causa nel periodo in cui inizia il disturbo. Ma l'origine solitamente è molto più antica e dev'essere rintracciata nel contesto di relazioni in cui si nasce e cresce.
Le persone che presentano un disturbo d'ansia sono spesso cresciute in famiglie che hanno delle caratteristiche ben precise, in cui si possono trovare questi elementi:
  • Impedimento dell'esplorazione
  • Impedimento della solitudine
  • Ansia in uno dei membri della famiglia
  • Iperprotettività
  • Alto livello di critiche
Una famiglia con queste caratteristiche può favorire nel bambino una sensazione di insicurezza rispetto alle proprie capacità, e la tendenza a considerare l'attaccamento incompatibile con l'esplorazione. Nella mente del bambino si crea una sensazione dicotomica: si può essere solo Deboli e legati affettivamente oppure all'opposto si può essere forti ma estremamente soli.
Infatti le persone ansiose presentano queste caratteristiche:
  • La visione di sé stessi come estremamente deboli
  • Emozioni di ansia e insicurezza
  • Comportamenti di evitamento
Durante la crescita se un bambino si considera debole, insicuro, tenderà ad evitare situazioni difficili e stressanti e iniziando a non esplorare, non buttarsi nelle relazioni. Tutte le persone che si sentono deboli cercheranno di stare attente, prestare maggiore attenzione, ed essere cauti, nelle relazioni e nelle esperienze. Questa caratteristica si vede maggiormente nei bambini che crescono in famiglie di tipo ansioso.
Da adulti, questa modalità rimane prevalente e la persona tenderà a reagire alle difficoltà della vita con preoccupazione e con la convinzione di non essere in grado di farcela da soli. In questa cornice di solito nasce il 1° Attacco di Panico: di fronte ad una difficoltà, una perdita, un incremento di responsabilità, la persona reagirà con molta paura, attivando l'attacco di panico ... che non farà altro che CONFERMARE il proprio timore di essere deboli.
Il primo attacco di panico rappresenta esattamente questo, la conferma della propria debolezza e incapacità che innesca i meccanismi psicologici di paura anticipatoria (dei successivi attacchi) che mantengono l'ansia.
Infine occorre evidenziare il ruolo fondamentale delle figure di attaccamento principali, i genitori o i nonni. Di solito queste persone hanno un atteggiamento molto critico e iperprotettivo nei confronti della persona che svilupperà (o ha già sviluppato) un disturbo d'ansia.
Come abbiamo visto in questo articolo è evidente il ruolo delle relazioni nello sviluppo di un disturbo d'ansia e degli attacchi di panico. Per questa ragione è fondamentale lavorare sulla persona, sui sintomi ma anche sulla qualità delle relazioni in cui si è coinvolti. Le relazioni fortunatamente sono dinamiche, possono essere modificate in qualsiasi momento e rappresentano allo stesso tempo il limite e la risorsa della persona in psicoterapia.
Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa e Psicoterapeuta Chieti Pescara
Esperta nella cura dei disturbi d'ansia e nelle difficoltà relazionali

sabato 23 aprile 2016

Ansia a scuola: quando le relazioni fanno paura

Ansia e Paura a Scuola

Quando le relazioni con gli insegnanti sono difficili 

 
In questo articolo non vi parlerò della fobia scolare, ossia un vero e proprio disturbo che compromette la vita scolastica creando ansia, panico e disagio profondo. Oggi vorrei invece parlarvi della Paura che a volte provano gli studenti a causa di relazioni patologiche con gli insegnanti e con il contesto scolastico.

mercoledì 24 febbraio 2016

Essere genitori...im-perfetti!


Molti genitori che incontro hanno dubbi, paure, timori riguardo il proprio ruolo. Cercano di essere perfetti, e quando sentono di mancare in qualcosa vanno in crisi. Le emozioni negative prendono il sopravvento, ma si sottovaluta l'importanza dell'imperfezione.
Come ho scritto nella frase in questa immagine, un genitore deve essere sufficientemente buono, ossia avere la funzione di protezione e affetto. Ma bisogna mostrare ai propri figli anche l'aspetto fallibile che caratterizza ogni essere umano.
Non c'è nulla di male nel mostrare le proprie imperfezioni ai figli, perché in questo modo si raggiungono diversi obiettivi:
  • I figli conoscono la reale personalità del genitore, costruendo maggiore stima
  • I bambini non hanno paura di ammettere e accogliere anche i loro limiti senza svalutarsi
  • L'essere genitori diventa un ruolo più accettabile e considerato con più tranquillità
  • I bambini imparano a confrontarsi con le proprie frustrazioni, dato che la vita ci mette di fronte a molte frustrazioni!
Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa, Psicoterapeuta Familiare e di coppia Chieti Pescara
www.robertaschiazza.weebly.com

domenica 14 febbraio 2016

Educazione e genitorialità: Come dare regole e limiti ai bambini


In questo nuovo video parlo di Educazione e genitorialità, presentando indicazioni generali da tener presente nel gestire regole e limiti con i bambini.
Sicuramente l'aspetto regolativo dell'essere genitori è uno dei compiti più difficili e faticosi, ma necessario che non può essere delegato, nemmeno alle istituzioni scolastiche.
Dare regole permetterà al bambini, futuro adulto, di acquisire un atteggiamento idoneo che gli consentirà di sapersi relazionare efficacemente in diversi contesti.

La disciplina va gestita nel modo più adatto, nel rispetto della personalità del bambino e delle sue capacità, facendo attenzione alle aspettative, che siano realistiche e adeguate alle capacità del bambino.
Buona visione!

Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa, psicoterapeuta Chieti Pescara, percorsi di sostegno per i genitori

giovedì 4 febbraio 2016

Febbraio: il mese dell'amore


Riusciamo ad amare un'altra persona se non abbiamo amore per noi stessi?
E' possibile imparare ad apprezzarsi e partire dall'amore di Sé?
Si possono amare pregi e difetti del partner se prima non facciamo lo stesso con noi?

Queste sono solo alcune domande che troveranno risposta nei prossimi post del Mese di Febbraio...un mese dedicato all'Amore che proviamo per gli altri, ma che deve partire da una relazione profonda e positiva con noi stessi!
Amore per gli altri ... Amore per sé stessi!

Buona lettura amici,
Dr.ssa Roberta Schiazza
Psicologo Chieti Psicologo Pescara Psicologo terapia di coppia Chieti Pescara