domenica 4 novembre 2018

Il blocco psicologico come occasione di grande movimento interiore


Molte persone soffrono perché si sentono ferme nelle loro vite, immobili mentre il tempo passa intorno a loro.
Come se la sola cosa importante fosse la produttività, il fare le cose, il raggiungere degli obiettivi.

La cosa più importante secondo me è COME si sta fermi, in quale momento specifico della vita avviene questo "blocco" e quale significato può avere.
Di solito un blocco rappresenta un'immobilità di fronte a situazioni che la persona non comprende, un sentirsi non capaci di affrontare le avversità, per cui ci si ferma, immobili. E' una sorta di soluzione temporanea, un blocco che impedisce l'ansare avanti, il fare, ma anche il tornare indietro.

Evolutivamente probabilmente ha un senso logico, dev'essere vitale sapersi fermare nella vita. Capire quando fermarsi per poter riflettere e andare avanti.
Un blocco psicologico che impedisce di fare le cose, di andare avanti nella vita, può riguardare molti aspetti diversi:

- Difficoltà nell'autostima
- Scarse risorse di coping per fronteggiare le difficoltà
- Paura dell'incertezza verso il futuro
- Avvertire scarso sostegno emotivo
- Difficoltà nel comprendere le proprie emozioni
- Insoddisfazione rispetto a scelte del passato e future

Molte infatti possono essere le ragioni di un blocco psicologico, ma tutte sono accumunate da un bisogno profondo di comprensione, un necessario momento di approfondimento per riuscire a ritrovare la voglia di andare avanti.
Chiedersi cosa ci turba profondamente della nostra vita richiede un esame interiore a volte difficile e impegnativo, ma le scoperte che ne derivano portano grande soddisfazione.

Dott.ssa Roberta Schiazza www.robertaschiazza.weebly.com
Psicologo Chieti Psicoterapeuta Chieti

2 commenti:

Unknown ha detto...

buongiorno dott.ssa, e se questo blocco fosse consapevole e ricercato? se si rifiutasse la felicità che tutti anelano, perché in essa si sente di perdere la propria sensibilità e la propria umanità? Sarebbe sacrilego sentirsi vivi nell'empatia di chi soffre? Grazie e buona giornata.

Dott.ssa Schiazza Roberta ha detto...

Buongiorno e grazie per la sua profonda riflessione.
Un blocco consapevole e ricercato mi fa pensare ad un modo per soddisfare un bisogno. Sembra che la felicità un po' la intimorisce, le fa paura. E forse in tutti noi c'è una parte che ha paura di essere felice. La felicità la pensiamo come qualcosa di effimero, momentaneo, che lascia spazio alla tristezza successiva. Ecco, io credo che dobbiamo imparare a definire il concetto di felicità. La felicità possiamo trovarla anche nelle piccole cose quotidiane: in una bella giornata di sole, in un profumo che ci riporta a ricordi piacevoli, in una sensazione di calore e comodità. La felicità credo che sia la base per poter vivere la nostra umanità e sensibilità in modo più consapevole e sereno.
Niente è sacrilego, ci mancherebbe! Io mi sento viva ogni giorno nell'incontro empatico con i miei pazienti, anche se mi portano sofferenza e dolore. Ma questa empatia la vivo grazie ad un mio spazio interiore libero, vuoto, fatto a posta per accogliere l'altro e il suo dolore.
Spero di averle risposto, e grazie ancora per l'occasione di riflessione che mi ha dato...la porterò con me! Un caro saluto

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