lunedì 4 maggio 2015

Come comunicare con i figli Iperattivi

5 Regole per comunicare con i figli iperattivi...salvaguardando il rapporto

Si parla sempre più spesso dell'Iperattività, un disagio che sembra essere diventato molto diffuso. Ne soffrono moltissimi bambini ed esiste molta letteratura scientifica a riguardo, tecniche per aiutare questi bambini a scuola, strategie per aumentare i tempi di concentrazione, ecc. Ma si parla poco di quanto sia difficile per i genitori gestire il rapporto con i loro figli. Vediamo come si può preservare il rapporto tra genitori e figli con disturbo da iperattività.

1. La relazione tra genitori e figli è fondamentale
2. Farsi aiutare nei compiti da una persona esterna alla famiglia
3. Riprendere e commentare i comportamenti sbagliati e non la persona
4. Usiamo le emozioni a nostro vantaggio
5. Esempio di comunicazione corretta ed efficace
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Tra i genitori e i figli sembra instaurarsi una guerra continua, per fargli fare i compiti, per farli stare fermi almeno 5 minuti, per farli mangiare seduti a tavola. Inoltre i genitori si confrontano anche con le difficoltà a scuola, con la frustrazione del dover seguire i figli a casa nei compiti. L'oppositività dei ragazzi diventa frustrazione e rabbia nel genitore, che vorrebbe far di tutto per seguire e aiutare il proprio figlio, ma si sente il peso del fallimento addosso. 
Il genitore si rende conto che il bambino può soffrire di un disturbo vero e proprio, però è di difficile comprensione e questo rischia di creare intolleranza e poca pazienza.

1. La cosa importante però è proteggere e avere cura del rapporto tra genitori e figli, indipendentemente dal disagio. Spesso si rivolgono a me genitori che non sanno come recuperare il rapporto con i propri ragazzi, deteriorato da litigate infinite sui compiti, da grida continue, insulti, rabbia. Ma cosa si può fare per evitare tutto questo?

2. Per prima cosa bisogna trovare una persona, esterna alla famiglia, che segua e sostenga il bambino nei compiti. Questo è un consiglio che viene spesso fornito dai professionisti della valutazione psicologica, ma poco compresa o spiegata. 

E' fondamentale che il bambino sia seguito da una persona esterna al nucleo familiare proprio per evitare di rovinare il rapporto. I genitori possono perdere facilmente la pazienza, arrabbiarsi e sgridare il bambino, per qualcosa che il bambino non riesce a cambiare. L'iperattività non è maleducazione, il bambino non è in grado di mantenere l'attenzione per un periodo accettabile, non riesce ad avere quella calma necessaria per fare i compiti, ma non è una sua scelta. 
Facendosi aiutare dunque, il genitore si sentirà alleggerito da un compito gravoso, e si potrà concentrare sulla qualità positiva del tempo trascorso con il proprio figlio. 

Ricordarsi di Utilizzare una comunicazione efficace. Questo punto è cruciale. Quante volte avete detto a vostro figlio "Devi smetterla di muoverti!", oppure "Può essere che non riesci a stare fermo nemmeno un attimo?" o "Non sono proprio contento del tuo comportamento, non fare il cattivo!". Tutte queste frasi, seppur comprensibili, non aiutano la comunicazione con il proprio figlio, e non fornisce nessun incoraggiamento al ragazzo con iperattività. 

3. Bisogna sempre commentare e riprendere il comportamento, mai la persona. Quindi dire "Non hai fatto il bravo" non serve a nulla, se non a diminuire l'autostima del bambino. 


4. Un altro spunto e aiuto ci viene dalle emozioni: le emozioni hanno un ruolo fondamentale nella creazione di rapporti sereni con le persone care. I bambini che hanno problemi di iperattività sono poco consapevoli delle emozioni che provano e spesso le manifestano attraverso il corpo. Per questo il genitore deve utilizzare un linguaggio quanto più possibile "emotivo", nominando le emozioni che si provano e stimolando il bambino a fare lo stesso

5. Facciamo un Esempio di una comunicazione corretta ed efficace:
Quando il genitore si sente stanco o scoraggiato, questo si può comunicare al bambino dicendo "Quando corri dentro casa senza fermarti (questo è il commento di un comportamento, senza giudizio), ho paura (emozione del genitore), perchè è pericoloso e potresti farti male (spiegazione). Come potete notare, con questa frase non si giudica il bambino in negativo, ma si commenta un comportamento, presentando al bambino anche l'emozione che si sta provando, aiutandolo ad acquisire un linguaggio emotivo idoneo. 

Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologa esperta in comunicazione efficace e terapia familiare
Psicologo Chieti Psicologo Pescara

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