martedì 7 novembre 2017

Il caso Morelli: cosa ne penso



Ieri sera alla trasmissione "Le iene" è andata in onda un'intervista allo psichiatra Morelli, intitolata "In ogni donna c'è una prostituta". La scelta del titolo è forte, fortissima, credo esagerata. Come ogni intervista televisiva il tutto va preso con le pinze, essendo parti estrapolate da conversazioni più complesse e lunghe, ma propongo alcune osservazioni psicologiche rispetto ai contenuti, in parte (solo in parte) condivisibili.
 

Sicuramente Morelli ha utilizzato termini forti, forse discutibili, ma ha cercato di spiegare le dinamiche psicologiche alla base degli ultimi fatti di cronaca, delle attrici molestate da registi e produttori. 
Faccio una premessa: ogni caso di abuso o violenza va valutata nello specifico, non ha molto senso generalizzare, ma si possono rintracciare delle dinamiche psichiche nei racconti di alcune donne intervistate che raccontano di tentativi di abuso subiti. 

Morelli utilizza il termine prostituzione in un'accezione non molto comune; siamo abituati a pensare a questo termine rivolto a donne che vendono il proprio corpo, ma esiste anche un significato psicologico differente. E credo che Morelli si riferisse a questo concetto nel senso ampio del termine di "scambio". 

Tutti siamo abituati a vedere le relazioni in termini di reciprocità, una sorta di scambio emotivo. E queste dinamiche sono presenti in ogni tipo di relazione: nelle amicizie c'è uno scambio affettivo reciproco, come in amore, nelle relazioni professionali, c'è una reciprocità di intenti. Nelle relazioni che questi uomini di potere instaurano con alcune donne questo meccanismo non si esprime in maniera sana, essendo basate su dinamiche di potere e su basi ricattatorie. E' evidente un bisogno da parte di questi uomini di schiacciare, umiliare, queste donne. Loro non volevano una relazione, un rapporto paritario, ma la dominazione sessuale, che rappresenta anche una dominazione, un'estorsione emotiva.  
Questa modalità relazionale distruttiva è probabilmente espressione di una aggressività insita nella loro psiche e che si manifesta in modo distruttivo. 

Quando il dott. Morelli afferma che in ogni donna c'è una prostituta, credo e spero che non intenda una forma letterale del termine. In linea generale no esistono persone perfette e il concetto che deve passare è quello del perdonarsi, del perdonare le proprie imperfezioni accettandole. 

Nell'intervista il dott. Morelli ha anche cercato di spiegare il ruolo della vittima che spesso viene descritta come persona totalmente indifesa. Da alcuni racconti di queste giovani aspiranti attrici, intervistate la settimana precedente, si evincevano degli episodi di tentati abusi, in cui a volte il loro ruolo era abbastanza ambivalente. 
Alcune giovani donne si incontravano in camere di hotel, da sole, con uomini di potere, mettendosi in un certo senso a rischio. I ricatti avvenivano con modalità squallide, ma in alcune circostanze è bastato rifiutarsi fermamente per terminare lo spiacevole abuso. 

Quando ci si trova a parlare di una vittima bisogna, da un punto di vista psicologico, rimandare un senso di responsabilità e potere anche alla donna. Questo non vuol dire in alcun modo che queste ragazze se lo sono andate a cercare, ma che hanno adottato in quelle circostanze uno schema comportamentale che le metteva in pericolo. E forse il problema grande per queste ragazze è questo, non aver avuto abbastanza strumenti per comprendere l'importanza del proteggersi e stare attente in ogni circostanza. 

Su un concetto però mi sento di non essere d'accordo: Morelli invitava le ragazze a non parlare. Invece, al contrario, sono convinta che parlare di queste cose sia fondamentale. Parlare aiuta ad affrontare il dolore di esperienze traumatizzanti e negative, e permette a chi ha subito un abuso di comprendere cosa avrebbe potuto fare, dire, come avrebbe potuto tutelarsi e soprattutto aiuta a perdonarsi. 

Molte donne che subiscono un abuso si sentono colpevoli, ma è necessario invece lavorare su questi sensi di colpa cercando di ristabilire un giusto equilibrio tra il proprio campo di azione e quello dell'altro. 

In conclusione penso che alcuni concetti espressi da Morelli possano essere veritieri all'interno di un discorso più ampio e complesso, certamente abbreviato dalla situazione di intervista. Questi concetti potevano e dovevano essere spiegati meglio, con una terminologia più consona e maggiormente adeguata per essere compresa. Non tutti siamo del mestiere, e non tutti dobbiamo comprendere al volo concetti molto complessi. 
Rispetto ad alcune affermazioni prendo le distanze in modo fermo e deciso, perché come psicoterapeuta non è mio compito dare giudizi, ma comprendere le dinamiche psicologiche individuali e relazionali, per aiutare le persone a stare meglio con sé stesse e con gli altri. 

Dott.ssa Roberta Schiazza


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