lunedì 22 agosto 2016

Come costruire buone relazioni

 
Quali sono le basi per riuscire a costruire delle buone relazioni? Questa domanda ha sempre accompagnato la mia curiosità da bambina che poi da grande mi ha portata a scegliere il lavoro di psicologa.
Alla base di ogni relazione c'è un incontro, un incontro con l'altro e di noi stessi in relazione a quest'altra persona.

Quando incontriamo persone, nel nostro cervello ci sono dei cambiamenti, immediati, impercettibili ma enormi. I nostri sensi si attivano ed osserviamo l'altro alla scoperta di differenze e somiglianze per poter inserire questa persona in una delle nostre categorie mentali. Allo stesso tempo si attiva un'osservazione di noi stessi, di cui la maggior parte delle volte non siamo consapevoli.
 
L'altro ci attiva delle risposte emotive e razionali: mi piace come risponde, mi infastidisce, sono d'accordo con il suo pensiero, non mi piacciono quelle scarpe. Tutti piccoli indizi che lavorano in piccole frazioni di secondo. Ma ci ascoltiamo?
 
Questo è il punto: quando incontriamo qualcuno e ci relazioniamo con lui cerchiamo di capire se ci va a genio oppure no. Ma dimentichiamo che la nostra valutazione non è oggettiva, che le sensazioni che provo mi influenzeranno inevitabilmente. E se per caso non sono capace di darmi tempo e avere pazienza, posso rischiare di trarre conclusioni avventate e errate.
 
Ti è mai capitato di apprezzare una persona a pelle, dal primo incontro, e poi rimanere deluso da alcuni suoi comportamenti?
Al contrario ti è capitato di non sopportare qualcuno e rivalutarlo solo con il tempo?
A me sì, diverse volte. E forse mi è capitato più volte di trovare una persona simpatica e poi rivalutarla in negativo. Questo dipende dal mio modo di essere, l'altro il più delle volte non c'entra.
 
Io sono una persona aperta e ottimista, che, proprio a causa di queste caratteristiche, rischia di essere troppo entusiasta. Se la mia prima impressione è positiva rischio di investire l'altro di troppe aspettative, senza lasciargli il tempo di farsi scoprire. E' un mio difetto, tutti ne abbiamo no? ;)
 
Da questa breve confessione personale, si vede chiaramente il Mio ruolo nella relazione. Ma spesso ce ne dimentichiamo. Indaffarati come siamo dalle faccende quotidiane, tralasciamo il dettaglio, non tanto piccolo, che nelle relazioni ci siamo anche noi, e spesso il nostro contributo è determinante.
 
Non ho la soluzione magica, ma sono convinta che per costruire relazioni stabili e soddisfacenti, bisogna riuscire a sospendere i nostri giudizi, non categorizzare, ma tenere sotto controllo le nostre impressioni e reazioni psicologiche. Se impariamo a prenderci del tempo per scoprire l'altro, osservare i suoi comportamenti e il nostro stato emotivo, potremmo riuscire a rapportarci all'altro con curiosità ed empatia.

Dott.ssa Roberta Schiazza
Psicologo Pescara Psicologo Chieti Psicoterapeuta Pescara Psicoterapeuta Chieti

1 commento:

Anonimo ha detto...

Personalmente ho letto con piacere l'articolo. Ho posto fine ad una relazione con un ragazzo, che amavo tantissimo, ma con tutti i tratti del borderline quando ho rifiutato di sottopormi alle cure di uno psicologo. Io non sono malata. Ho subito per mesi una violenza psicologica che mi stava distruggendo. Lui terribilmente geloso, mi controllava di continuo, spostamenti, cellulare tutto. Se da un lato ero il suo bene più prezioso, allo stesso tempo ero quello che disprezzava di più. Mi ha isolato dai miei amici e dalla mia famiglia, mi ha maltrattata, umiliata e svalorizzata. Ma avevo paura di interrompere una relazione nella quale avevo investito affettivamente. E’ difficilissimo accettare che una persona cui vuoi bene ti voglia fare male o che una persona che dovrebbe amarti voglia il tuo male…. 
Ma non si guarisce nessuno con l’amore, mi sono colpevolizzata tantissime volte, pensavo di non capire chiaramente come stavano le cose, di non amare abbastanza, di non sopportare abbastanza.... Ho chiuso gli occhi tante volte, ma questa negazione mi ha prodotto uno stato di ansia fortissimo, attacchi di panico che mi hanno portato a fare uso di valeriana e di tranquillanti. Ho interrotto, ma sto malissimo perché seppur consapevole di aver fatto la cosa giusta razionalmente vivo la contrapposizione del ragazzo che mi amava e di quello che mi maltrattava. E c'è il vuoto.

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